Anche a Genova quell'ondata era arrivata con in piedi sul surf un mite professore universitario: Marco Doria.
Già alcuni elementi di conservatorismo in salsa genovese si vedevano durante quelle elezioni che a Genova furono nel 2012, in cui Marco Doria prometteva tranquillità e silenzio nel centro storico, rispondendo ad una città vecchia e stanca, che si chiude al mondo nelle sue mura, ma almeno rispetto al degrado e al vuoto politico attorno, lui si presentava con una storia e una moralità solida.
Non c'è però mai stato un progetto, una visione di città e adesso dopo quattro anni ci si ritrova con una amministrazione di brave persone che non sanno che pesci pigliare, che sono condannati alla dittatura del presente, e si ritrovano senza consenso politico, in città e in Consiglio comunale.
Con la città non ci si parla, e col Consiglio comunale si copiano le logiche della vecchia politica, un po' più di spesa per gli amici e si ottiene il voto di qualcuno per portare a casa il bilancio, dimostrando lo stesso che una maggioranza non c'è, e alle elezioni si faceva i puri, ma in realtà ci si è messi in casa cani e porci e ora ci si dedica ai compromessi.
Sarebbe stato più onorevole dire alla città che una fase politica si è conclusa nel resto d'Italia come a Genova e andare al voto, ma invece c'è un lungo anno da aspettare, e le tonalità di grigio sapranno sempre più prevalere.
Alberto Spatola

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