domenica 22 maggio 2016

PROFESSIONE DELLA COMUNICAZIONE. Comunicazione politica ed istituzionale.

Sono passati 25 anni da "Il Portaborse" di Nanni Moretti, in cui un assistente era vittima e osservatore dell'immoralità e arroganza di un politico rampante sul finire della prima Repubblica.
E questo quarto di secolo si sente tutto.
Oggi le scene sarebbero rovesciate, politici costretti ad entrare in abiti cuciti da altri, da abili professionisti che con formule magiche provano a far vincere e convincere i politici che si prestano ad essere attori, di un circo mediatico-politico, sempre più sottostante alle logiche del consumo che dei Partiti, ormai moribondi apparati che si inchinano ai responsabili della comunicazione politica-istituzionale.
È un lavoro fatto di velocità e quindi verticismo, un lavoro di relazione, di contatti, assolutamente ecclettico. Forse uno dei migliori esempi di post-modernità.
Se allora il sondaggio era qualcosa di rozzo riservato ad alcuni settori imprenditoriali, adesso la capacità di capire gli umori passa dagli open-data e i focus-group e il politico deve essere in grado attenersi al copione alle volontà dell'elettorato.
Viene spesso demonizzata la narrazione e lo storytelling, come formula magica della politica per raccontare se stessa, ma nel frenetico mondo degli assistenti è in realtà una boccata d'ossigeno poter inquadrare il proprio "prodotto" al di là della singola elezione e saper ragionare in termini più ampi e di lungo periodo, per non essere delle meteore, per non essere consumati.
Se oggi dovessimo trovare un film che meglio rappresenti "il portaborse" dovremmo guardare "le idi di Marzo", film che narra delle combattute primarie democratiche negli USA in cui il vero artefice della vittoria e il suo secondo campaign manager, che alla fine primeggia imponendo le scelte al candidato che si lascia guidare dall'odore di vittoria, ovviamente una vittoria storica, come tutte del resto.

Alberto Spatola

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