Una critica, una metafora, l'antifiction, un cult.
A 9 anni dalla prima puntata la Serie TV di strada ne ha fatta.
Ma in Italia siamo ancora fermi a Don Matteo, ci chiediamo quando torna un Medico in Famiglia e anche se c'è il digitale non è banale scavalcare il duopolio Rai-Mediaset.
Questo ancor di più lo era 9 anni fa appunto, quando Boris su Sky ha portato avanti una dissacrante critica della televisione italiana, all'epoca visibilmente commistionata con la politica, oggi meno visibilmente.
Così se oggi vediamo delle crepe nel sistema televisivo è perché, almeno in Italia Sky ha iniziato a levigare la pietra costantemente, come una goccia, e Boris è stata la prima goccia.
Questo è il grande merito di una serie che non si è mai presa sul serio eppure ha formato il linguaggio e non solo del mondo indie-giovanile.
Il merito però è solo storico, poi si ferma perché arrivati all'ultima puntata la delusione sale.
Boris è una fotografia del paese e è un po' come la fotografia di Duccio nella serie, responsabile della fotografia cocainomane, in cui si "smarmella" ed "è tutto aperto", insomma Boris è l'ennesimo sintomo di un pezzo del paese che non si sente a casa propria, che si sente perso, all'epoca della serie era l'Italia anti-berlusconiana, adesso non si sa, quel paese che si rifugia nell'intellettualismo, rifuggendo l'azione.
Nella fiction rappresentata le luci sono alte, così gli attori, da quattro soldi, si muovono liberamente sul set, così allo stesso modo la serie, prende a ceffoni chiunque, dipinge cinicamente ogni personaggio, ma poi non lascia nessun messaggio, non illumina nessun particolare. Eppure un elemento da mettere a fuoco c'era, una domanda aperta a cui rispondere ci sarebbe: perché l'unico personaggio veramente positivo del film, Arianna, assistente alla regia, vota e ha fatto campagna per Berlusconi? Nessuno lo sa, ed è l'elemento che fa rovinare il suo rapporto con Alessandro.
Lei alla fine della serie decide di andare a fare documentari in centro-america, gli altri in qualche modo, con raccomandazioni o altro se la cavano e restano "nella solita merda".
Anche questa è una metafora del paese? Anche chi non capisce l'Italia, alla fine si adatta e rinuncia a cambiare, chi vorrebbe lavorare seriamente alla fine se ne va e un modo per sostituirlo lo si trova, magari facendo le cose ancor più "alla cazzo di cane".
La serie non lo lascia intendere, si preoccupa di chiudere i personaggi, di trovare un finale che chiuda, ma non troppo, insomma lo stesso lavoro un po' gettato lì, tanto per fare, che si vede nella serie.
Come a dire che c'è un po' di Boris in tutti noi, non c'è rimedio, un'altra TV non è possibile, un'altra Italia non è possibile.
Alberto Spatola

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